Mika Waltari -associazione

Mika Waltari 1908 - 1979

Mika Waltari – il famoso scrittore finlandese
(lezione tenuta da Anneli Kalajoki a Villa Lante, Roma 8 ottobre 2008, traduzione Paolo Pellei)

Il famoso scrittore finlandese Mika Waltari è nato a Helsinki il diciannove settembre 1908 e qui è morto nel 1979. È considerato generalmente uno dei produttori letterari finlandesi più importanti del 900’. Abbiamo festeggiato 19simo settembre a Helsinki il centesimo anniversario della nascita di Waltari. Sono stati invitati alla festa 320 ospiti, tra gli altri diversi amici di Waltari, la sua unica figlia Satu Elstelä, rappresentanti dello Stato, delle case editrici e delle associazioni degli scrittori.

Mika Waltari è stato uno scrittore molto fecondo; ha scritto più di 60 opere. È stato il primo scrittore finlandese che ha mantenuto la propria famiglia con il lavoro di scrittore. Anche se Waltari era uno scrittore molto dotato e veloce la sua produzione comprende anche testi modesti sia nel contenuto che nel significato. Se la famiglia aveva bisogno di soldi Waltari si metteva al lavoro, cioè scriveva.

Mika Waltari si è mosso facilmente da un campo letterario all’altro. Ha scritto romanzi gialli, poemi, storie di corte, saggi, favole, libri didattici, drammi, sceneggiature per film e perfino testi per fumetti! Ha anche tradotto numerosi testi, tra i quali una famosa storia universale pubblicata circa 100 anni fa.

Il tema ricorrente nel lavoro del Waltari è il destino dei valori dell’umanista nel mondo dei materialisti. L’interrogarsi di Waltari sulle questioni religiose è stato un tema centrale nel corso di tutta la sua produzione. La sua tesi di laurea affrontava proprio il rapporto fra la religione e l’erotismo.

Mika Waltari visse in un ambiente fortemente impregnato di teologia. Aveva 5 anni quando suo padre, un pastore luterano, morì; a quel punto lo zio Toivo, anche lui sacerdote, assunse l’impegno di prendersi cura della famiglia. Trovò una casa alla mamma e ai tre figli e fu un severo educatore dei suoi tre nipoti. Il primo lavoro pubblicato del diciassettene Mika Waltari ”Jumalaa paossa” (Il Dio scappato) era nato da una iniziativa dello zio Toivo. È la storia istruttiva di un ragazzo che dopo molti momenti difficili si pente e come conseguenza anche suo padre si salva. Più tardi Waltari dirà di vergognarsi della sua opera d’esordio, opera che egli stesso racconta di aver scritto all’ inizio dell’ inverno in una decina di sere.

Su richiesta dello zio Toivo Mika studia teologia all’Università di Helsinki, ma contro i desideri dello zio, cambia indirizzo di studi verso la filosofia, l’estetica e la letteratura di ricerca. Gli sforzi letterari iniziali di Waltari erano poemi religiosi e storie dell’orrore ispirate da Edgar Allan Poe. Gli scritti sono pubblicati nella collezione ”Gli occhi del morto” con lo pseudonimo di Kristian Korppi (Cristiano Corvo)


Mika Waltari aveva meno di 10 anni quando la Finlandia divenne indipendente nel 1917. L’anno seguente un gruppo di giovani poeti fondò un gruppo letterario con il nome di Tulenkantajat - in italiano Portatori di fuoco.

Rinnovatore della poesia finlandese nella forma e nei contenuti il movimento esprime la gioia di vivere e le speranze della nuova generazione che volge le spalle al passato per guardare ai tempi nuovi. Il loro slogan diventa ”Finestre aperte sull’Europa”.

L’anima portante del gruppo si era conosciuta all’inizio attraverso lo scambio di corrispondenza; il primo incontro tra di loro fu organizzato all’inizio degli anni 20’. Quando Waltari conobbe i Portatori di Fuoco egli era ancora un giovane studente.

Nel 1928 venne pubblicata una collezione di poemi dai temi moderni, scritta con Olavi Paavolainen con il titolo di Valtatiet – in italiano tradotto come La strada maestra. Loro sono molto attratto dalla velocità, dai treni, dalle navi e dalle automobili, cioè dai temi della civiltà meccanica e delle metropoli moderne. Waltari realizzò le idee e gli ideali dei Portatori di Fuoco anche nella pratica; lui viaggiò molto in Europa. Appena dopo la laurea lui partì per un lungo viaggio in treno attraverso l’Europa e descrisse città come Berlino, Vienna, Budapest e Belgrado. Il capolinea fu Costantinopoli, il metropol orientale. Da queste esperienze di viaggio nacque il libro Yksinäisen miehen juna (Il treno dell’ uomo solitario).

I Portatori di Fuoco ammiravano anche l’America ma era troppo lontana. Waltari ha anche scritto perfino un’ispirata poesia “USA” (1929), anche se non è mai stato negli Stati Uniti.

Nel 1927 (millenovecento ventisette) Waltari prese parte ad un viaggio a Parigi con il suo amico adorato Olavi Paavolainen. Là scrive il suo primo romanzo La grande illusione, che lo consacra come l’interprete della sensibilità di una nuova generazione. “Yearn per la città, l’asfalto, l’odore di metallo-polvere e la benzina che longing nervosa che, come la sera si scurisce, vaga le vie calme”, Waltari dice nella prima pagina.

Prima della guerra Waltari partecipa a concorsi letterari sotto pseudonimo per dimostrare ai suoi critici la qualità del suo lavoro. Accadde per esempio che in un concorso ebbe sia il primo che il secondo premio per libri scritti con pseudonimi diversi!

Il suo giallo Kuka murhasi rouva Skrofin? – (Chi ha assassinato la signora Skrof?), scritto per un concorso scandinavo di gialli, vince la sezione finlandese e Waltari è dunque invogliato a scrivere altri romanzi che hanno come protagonista il suo eroe anziano ed irritabile, l’ispettore Palmu (La palma). I gialli con l’ispettore Palmu sono stati trasposti nella versione cinematografica dal bravo regista Matti Kassila e questi film sono ancora oggi estremamente popolari.

Mika Waltari si occupa ora anche di temi storici, come nell’opera teatrale Akhnaton che fu prodotta dal Teatro Nazionale di Helsinki nel millenovecento trenotto (1938). Più tardi quest’opera è stata quasi dimenticata, dopo la guerra è stata rappresentata molto raramente.

Già a sedici anni Waltari scrisse una piccola novella con il nome di La Mummia, che racconta di un giovane egittologo che partecipa all’apertuta di una mummia trovata nelle profondità di una piramide.
La mummia si rivela una donna. Il giovane Waltari descrive il personaggio principale Karl-Henrik Höök come fosse la propria figura ideale in estasi per l’antico Egitto. In seguito Waltari ha raccontato di aver letto già prima dell’età scolare un libro per bambini dal titolo ”L’eredità del Faraone”. Il mondo dell’antico Egitto ha dunque affascinato lo scrittore molte decine di anni prima che il suo romanzo più conosciuto, Sinuhe l’Egiziano, fosse pubblicato. Waltari stesso ha detto che il romanzo sarebbe stata tutta un’altra cosa se non fosse scoppiata la guerra e il libro fosse stato scritto prima della guerra. Egli sarebbe stato già pronto a scrivere il romanzo negli anni 30’. La stesura di Sinuhe iniziò durante le ultime fasi della guerra e il testo di circa 1000 (mille) pagine nacque con un ritmo, nei giorni migliori, di 27 pagine al giorno, dunque in soli quattro mesi. Le ultime correzioni furono effettuate qundo fu sganciata la bomba atomica su Hiroshima il 6 agosto 1945.

Sinuhe è un romanzo in cui la perfetta ricostruzione dell’Egitto della diciottesima dinastia si unisce alla smagliante fantasia dell’autore. Il libro è scritto, usando le parole di Sinuhe, in esilio. Il romanzo si divide in 14 libri la cui lunghezza è la stessa di quella delle pergamene su cui si scrivevano i testi antichi. Lo spunto per il personaggio principale, Sinuhe, proviene da una antica leggenda popolare egiziana che è stata raccontata in Egitto per almeno 700 anni. Secondo la storia un tale aiutante del Faraone scopre i segreti della corte e quindi è obbligato a scappare. Girovagando per diversi paesi torna in Egitto. Oggigiorno la storia si conosce nei dettagli perché sono stati trovati tanti nuovi frammenti. A quanto ne so oggi tutti gli studenti di egittologia devono conoscere la storia di Sinuhe.

Il mondo antico offre a Waltari una grande occasione per esaminare liberamente la società, senza un ordine del giorno politico. Waltari ebbe un grande ruolo nel dopoguerra nel far conoscere ai finlandesi il mondo della storia e della cultura mediterranea. Particolarmente dopo la fine della guerra Waltari si concentra sulla scrittura dei romanzi storici lunghi e lo fa per circa venti anni.

Il romanzo più ampio di Mika Waltari è la storia in due parti di Mikael:

L’avventuriero (Mikael Karvajalka) descrive le avventure di un finlandese nel 1500 nell’Europa in subbuglio e termina nella Turchia dell’Impero Ottomano. Alla fine del romanzo Mikeal studia la religione islamica e si converte all’Islam.

Nella seconda parte, Il vagabondo (Mikael Hakim), vengono alla luce le forti contrapposizioni tra il mondo occidentale e l’Islam. Waltari aveva studiato l’Islam in modo molto approfondito e considerava l’Islam come un’alternativa possibile.

Tra le migliori pagine del romanzo c’è sicuramente una conversazione nella quale Hakim, dopo la conversione, deve fare i conti con il suo ”incorrutibile giudice” interiore. È un tipico esempio che descrive i ragionamenti religiosi dello scrittore stesso. Questi due romanzi si compongono di 1745 pagine.

I viaggi di Mika Waltari a Istanbul fecero nascere ancora un lungo romanzo, L’angelo nero (Johannes Angelos). Giovanni non va da nessuna parte, rimane solamente a Costantinopoli. Waltari comunque aveva iniziato la storia di Giovanni alla vecchia maniera: il giovane Giovanni si muove da Basilea a Ferrara e a Firenze per delle riunioni religiose. La contraddizione teologica ” se l’origine dello Spirito Santo derivi anche dal figlio e non solo dal padre” è spiegata in modo molto meticoloso, spaccando il capello, come si dice. Le questioni filosofiche sulla vita e le esperienze femminili del giovane vivono waltarianamente nel personoggio le une accanto alle altre. Alla fine però Waltari abbandona questa prima versione e inizia il suo nuovo romano direttamente a Costantinopoli. La parte iniziale tagliata fu pubblicata solo nel 1981 dopo la morte dello scrittore con il titolo di ”Giovane Giovanni”.

Anche se la parte centrale dell’opera L’angelo nero ruota intorno all’assedio di Costantinopoli del 1453, il libro nell’insieme può avere diverse chiavi di lettura stratificate. Tra le pagine dell’opera si evidenziano riferimenti sia alla guerra d’inverno finlandese che alla guerra fredda, per non parlare delle considerazioni di Waltari sulle donne e sulla religione. Ci sono anche molti punti in comune con il successivo romanzo storico Turms l’Etrusco..

L’interesse di Mika Waltari per gli etruschi iniziò nel 1937 (millenovecento trentasette), anno in cui egli visitò le collezioni dedicate agli etruschi del Louvre di Parigi. Solo diversi anni dopo, comunque, Waltari iniziò concretamente a scrivere l’opera. Dal 1950 (millenovecentocinquanta) al 1952 Waltari si dedicò allo studio delle fonti letterarie sugli etruschi e durante questo periodo fece un viaggio in Italia e si convinse definitivamente della opportunità di scrivere un’opera sugli etruschi.

Waltari visitò Tarquinia e Chiusi e attraverso una pietra raccolta da una tomba del luogo egli provò l’esperienza forte della reincarnazione. La scrittura di Waltari era sorretta da numerosi oggetti attraverso i quali nasceva e si sviluppava la sua ispirazione. Anche l’arte, sia la pittura che la scultura, era per lui molto importante. Si dice che la scrittura di Turms sia stata fortemente influenzata da una piccola e simpatica scultura, la Venere ai Canicella, scultura presente al Museo Etrusco Claudio Faina di Orvieto.

Il processo di scrittura del libro iniziò nell’inverno del 1953; Waltari lo iniziò quattro volte e solo al quinto tentativo, nell’estate del 1955, sembrò essere contento dell’inizio ed il libro nacque durante l’estate e l’inizio dell’autunno. Già prima di Natale furono vendute quasi cinquantunomila copie, una cifra molto alta per la Finlandia. Una parte del libro Waltari la scrisse a Orvieto nell’autunno del 1954 quando egli soggiornò per un mese e mezzo presso l’Albergo Reale di Orvieto e conobbe le città etrusche vicine. Il direttore attuale dell’albergo, dottor Gian Luigi Prosperini, ricorda bene lo scrittore finlandese, che divenne all’epoca un amico del padre che allora guidava l’albergo. Prosperini descrive Waltari con le parole “ lui sognava di essere come un etrusco”. Anche se Turms fu per molti lettori una delusione (solo dopo circa cinquecento pagine si parla per la prima volta degli etruschi), comunque l’opera, secondo gli esperti, è scritta con maggiore capacità rispetto ai lavori prodotti sul tema dagli storici di quel periodo. Tutta la struttura della società di quel tempo viene presentata da Waltari in un modo estremamente vivo.

Turms è nato a Efeso ma è andato per cercare se stesso e la sua patria vera intorno al Mediterraneo e alla fine arriva tra gli etruschi. Turms sta divenendo un etrusco vero, mentre il capo dei mercanti gli dice: “Non capisci davvero o fai soltanto finta di non capire? Benché tu possa lì per lì passare per Greco, ti sarai certamente accorto che se ti dovessi pettinare come noi, raderti la barba ricciuta e vestirti secondo la nostra foggia tutti ti prenderebbero per etrusco...”

Turms si recava a Tarquinia per incontrarsi con Lars Arnth Velthuru e suo padre. Il padre rispettava la tradizione a tal punto da non permettere a nessuno di chiamarlo lucumone, facendo invece reggere Tarquinia da un consiglio cittadino – molto democratico! La sua parola riflette la posizione etrusca tra le nazioni del mondo.

Waltari, con anticipo rispetto agli studiosi, arrivò alla conclusione che la ”Volsinii” degli etruschi fosse proprio l’attuale Orvieto. Il periodo storico descritto da Waltari rappresenta un momento decisivo per la vita degli etruschi: arrivarono nuove influenze nella cultura, ossia la cultura si ellenizzò.

Il lavoro di Mika Waltari divenne più difficile dopo la pubblicazione di Turms l’Etrusco – forse il pessimismo degli etruschi lo avveva contagiato. Le problematiche relative alla religione cristiana furono centrali all’inizio e alla fine del suo lavoro di scrittore.
Gli ultimi grandi romanzi che affrontano il tema, Il segreto dell’impero (Valtakunnan salaisuus) – ma tradotto in italiano con il nome di Marco il romano e Lauso il cristiano (Ihmiskunnan viholliset) raccontano dell’arrivo del Cristianesimo a Roma negli anni 46-79 dopo Cristo. Se nei romanzi precedenti il personaggio principale ha girovagato da solo o alla ricerca del padre, nell’ultimo romanzo padre e figlio sono nello stesso romanzo. Nel descrivere i periodi iniziali del cristianesimo Waltari fa muovere grandi masse di persone con grandi e complicate acrobazie nella trama. Fu critcato per la troppa minuziosità. Ma secondo me proprio questa precisa e allargata descrizione rende un‘opera estremamente interessante. Waltari raggiunge il suo apice nelle magistrali descrizioni degli avvenimenti religiosi.


La produzione di Mika Waltari tradotta in italiano

La produzione di Mika Waltari non è stata tradotta in italiano prima del 1942, quando Lucia Paparella tradusse per la casa editrice milanese Sperling & Kupfer un breve romanzo vincitore di un premio letterario e pubblicato cinque anni prima, Il Podere. Anche se W. disse che dopo la pubblicazione alla fine degli anni 20’ del romanzo Suuri Illuusio (la Grande Illusione) era diventato famoso in una notte, ciò avvenne solo in Finlandia e nei paesi limitrofi come la Svezia, la Danimarca, la Norvegia e l’Estonia. In Estonia nel 2005 è stata pubblicata una nuova traduzione del primo romanzo di successo.

Nel 1942 l’Europa era in guerra, ma il momento della traduzione fu quello giusto: il tema del romanzo è universale: l’amore, il delitto e la gelosia; e quest’opera preparò la strada al vero successo su scala planetaria che avvenne grazie alla pubblicazione di Sinuhe l’Egiziano alcuni anni dopo.

Già l’anno successivo fu tradotto un romanzo di altro genere (Delitto al n.8), libro che poi fu tradotto ancora negli anni cinquanta con il suo titolo originale Chi ha ucciso la signora Skrof? Siccome ho l’impressione che in Italia i gialli godano di un certo favore del pubblico è sorprendente che il giallo ”Komisario Palmun erehdys” (1939) Lo sbaglio del Commissario Palmu - giallo tra i più popolari di Waltari – non sia stato mai tradotto in italiano. Proprio quest’anno il libro ha vinto una votazione sui gialli finlandesi preferiti dai lettori e la copertina della sua prima pubblicazione comparirà su un francobollo in uscita in autunno.

La maggior parte delle traduzioni italiane uscì negli anni cinquanta. Sinuhe l’Egiziano tradotto da Maria Gallone solo nel 1950, cinque anni dopo la prima pubblicazione in Finlandia. Secondo le nostre fonti di Sinuhe l’Egiziano ci sarebbero una trentina di ristampe, comprese le edizioni tascabili. Ad anni consecutivi uscirono anche altri grandi romanzi storici di Waltari: Il vagabondo 1953, L´angelo nero 1954, L´avventuriero 1955, Turms l’etrusco 1957 e Marco il romano 1959.

La seconda parte di Marco il Romano dovette aspettare quasi 20 anni prima di essere tradotta; Lauso il Cristiano (Ihmiskunnan viholliset) uscì nel 1981 nella traduzione di Bruno Oddera.

Sono riuscita ad avere una copia del quotidiano Ilta Sanomat del febbraio del 1961.
L’articolo dice che la Comunità degli scrittori Comes – fondata tre anni prima a Napoli – ha tenuto una riunione congressuale a Roma. Dell’organizzazione fanno parte più di 700 scrittori provenienti da tutti i paesi d’Eropa ad eccezione dell’Albania. Il compito principale dell’associazione, in collaborazione con l’Unesco, il Club Pen e l’associazione internazionale dei traduttori, è la promozione della traduzione delle letterature europee nelle lingue degli altri paesi europei.

Nello stesso articolo c’è una classifica dei libri più venduti dell’anno e Mika Waltari occupa la 12a (dodicèsima) posizione, il che significa 110 mila copie vendute di Sinuhe l’Egiziano. Nell’elenco prima di Waltari compaiono tra gli altri Giovanni Guareschi, Boris Pasternak, John Steinbeck, Francoise Sagan ja Vladimir Nabokov.


Cosa non è stato ancora tradotto di importante?

Già in precedenza ho fatto menzione del molto apprezzato Commissario Palmu. Non è stao pubblicato nemmeno in finlandese di recente. La sceneggiatura cinematografica "Lepäisit jo rauhassa Komisario Palmu” (Riposeresti già in pace Commissario Palmu) è già pronta da tempo. Non è stata pubblicata, né ne è stato tratto un film. Questa opera non sarebbe un lavoro del solo Mika Waltari ma il frutto di una collaborazione; quindi gli eredi non avrebbero dato i diritti – nemmeno ora – per la realizzazione del film.

La splendida descrizione della vita a Parigi negli anni 20’ del romanzo Suuri Illuusio meriterebbe di essere tradotta in italiano. Yksinäisen miehen juna (Il treno dell’ uomo solitario) e anche Lähdin Istanbuliin (Sono partito per Istanbul) del 1948 sono entrambi degli eccellenti racconti di viaggio. In questi due libri i mezzi di trasporto sono il treno e per piccoli tratti l’aereo.

Quando l’Associazione Mika Waltari fece l’anno scorso un viaggio a Istanbul sulle orme di Mika Waltari potemmo constatare che Waltari è anche, oltre a tutto il resto, un grande scrittore di viaggio. Descrive sia i luoghi che le proprie esperienze in modo preciso e divertente; il lettore può percepire l’atmosfera degli anni 20’e 40’in Europa come se fosse in un film. Soparttutto nel primo viaggio Waltari approfondisce con coraggio e senza pregiudizi la vita che lo circonda. Addirittura viene fuori vivo da molte situazioni pericolose! È davvero strano che ”Il treno dell’uomo solitario” non sia stato mai tradotto in nessuna lingua e ”Son partito per Istanbul” solo nel 2003 e in lingua ceca!

Il cittadino di Helsinki Waltari è il primo scrittore metropolitano. Il romanzo ”Dal padre al figlio” (1942) fu pubblicato all’inizio come trilogia. Il libro racconta la storia di tre generazioni di Helsinki viste dal punto di vista della famiglia di Waltari. Nell’opera c’è lo stesso Waltari nei panni di Juhani. Il romanzo è stato tradotto solo in spagnolo.

La raccolta di racconti brevi ”Paesaggio della Luna” del 1946 è stato tradotta per esempio in spagnolo, in inglese e in tedesco. Tra le ultime traduzioni vi sono quelle in cinese del 1982. Questi racconti doverebbero essere tradotti in più lingue.

Se Sinuhe l’Egiziano è stato tradotto addirittura in 34 lingue, è sorprendente che il diario a forma di romanzo ” Neljä päivänlaskua” (Quattro tramonti) che parla proprio della scrittura di Sinuhe sia stato tradotto solo in 8 lingue! L’ultima lingua è stata il lituano nel 2003. In questo romanzo breve Waltari racconta in modo molto divertente della stesura di Sinuhe nella mansarda della sua villa estiva. Di come un gruppo di egiziani fosse presente al seguito e di come anche il suo cane socializzasse con loro. Questa estate il romanzo è stato letto alla radio ogni domenica mattina a puntate.

Mika Waltari iniziò la scrittura di favole gia prima della nascita di sua figlia Satu (Satu in finladese significa favola!) e ha pubblicata insieme due raccolte, ma anche molte di esse sono state pubblicate in diversi giornali. La raccolta di favole ”Kiinalainen kissa”(1928) (Il gatto cinese) è stata tradotta in francese, in ungherese, in romeno, in ceco e in slovacco, ma il prima raccolta di fiabe orientale “Dsinnistanin prinssi” (Il principe di Dsinnistan) non è tradotto. Le favole sono universale e potrebbero essere tradotte in diverse lingue.

All’inizio di ottobre è pubblicata in Finlandia la prima biografia su Mika Waltari. L’ampia opera, dal titolo Unio Mystica, si deve al professore Panu Rajala. L’opera è stata preparata con un accurato lavoro di ricerca, il professor Panu Rajala ha fatto delle ricerche su una mole impressionante di nuovo materiale, ha visitato i luoghi importanti per Waltari e ha intervistato le persone che lo conoscevano. Credo che questa opera troverà molti lettori in Europa.

Mika Waltari è uno degli scrittori finlandesi più importanti del secondo millennio e la sua popolarità non cessa a diminuire. L’associazione Mika Waltari è nata a Helsinki nel duemila. Oltre a diffondere sempre più la produzione letteraria di Waltari, l’associazione vuole incrementare gli studi e la ricerca sulla figura e sull’opera del grande scrittore.

Mika Waltari in italiano

Il podere 1942 (Vieras mies tuli taloon 1937) traduttore: Lucia Paparella Sperling&Kupfer Milano
1954 Ganzani Milano

Delitto al no 8 1943 (Kuka murhasi rouva Skrofin? 1939) traduttore: Piero Monaci, Alpes Milano
Chi ha ucciso la signora Skrof? 1955 traduttore: Marise Furo, Garzanti Milano

Sinuhe l´Egiziano 1950 (Sinuhe egyptiläinen 1945) traduttore: Maria Gallone, Rizzoli Milano
molte edizioni, l´ultimo 1996

Il vagabondo 1953 (Mikael Hakim 1949) traduttore: Massimo Travisi, Garzanti Milano

L´angelo nero 1954 (Johannes Angelos 1953) traduttore: Leo Goldschmied, Garzanti Milano

L´avventuriero 1955 (Mikael Karvajalka 1948) traduttore: Bruno Tasso, Garzanti Milano

Turms l´etrusco 1957 (Turms kuolematon 1955) traduttore: Maria Gallone, Rizzoli Milano
l´ultimo edizione 1998

Marco il romano 1961 (Valtakunnan salaisuus 1959) traduttore: Maria Gallone, Rizzoli Milano
l´ultimo edizione 2001

Mai un domani 1970 (Ei koskaan huomispäivää 1942) traduttore: Annamaria Galli-Zugaro RizzoliMilano

La spirale dei sogni 1970 (Fine van Brooklyn 1941) trad. Annamaria Galli-Zugaro Rizzoli
(Koiranheisipuu 1953)

Fine van Brooklyn 1995 traduttore: Ernesto Boella, Iberborea Milano

Lauso il cristiano 1981 (Ihmiskunnan viholliset 1964) traduttore: Bruno Oddera, Rizzoli Milano